Sara!
Un po’ di me…Da ricordare…
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicitaà.
P. Neruda
Da domani si ricomincia…
Eccomi qui, ultimo giorno di agosto. Per me questo coincide con la fine dell’estate. Alcuni amici devono ancora fare le loro vacanze, altri non saranno impegnati con l’università fino ad ottobre. Ma domani ricomincio a lavorare, e in un batter di ciglia sarà Natale. Succede sempre. O almeno, così è successo negli ultimi due anni, da quando ho iniziato a lavorare. Prima, l’estate era il lungo e lento oblio che terminava con l’inizio della scuola (prechè il Piemonte era sempre una delle prime regioni a dare il via alle lezioni??). Poi, con l’università, e soprattutto quando riuscivi a finire gli esami negli appelli di giugno/luglio, l’estate era il dolce far nulla, bicicletta, gite, vacanze, fino a fine ottobre, un riposo da delirio.
Adesso sono qui, a preparare esami per settembre e novembre, cercando di recuperare quelli che per troppa stanchezza e un tocco di negligenza a giugno sono rimasti indietro. Sono qui che cerco di capire se il mio corso di laurea verrà radicalmente modificato da una banda di assassini dell’università che si divertono a farci perdere il filo del discorso, a non capire più neanche come si chiamerà il nostro corso. Sono qui, che provo a pianificare gli ultimi esami prima della tesi, ma non si capisce nulla, il corso di laurea resta invariato oppure no?
Sono qui, e domani ricomincio a lavorare. Le prossime ferie sono lontane, lontanissime, come il miraggio di un’oasi distante chilometri sotto il caldissimo sole del deserto di Israele.
Ma per adesso sono ancora in ferie. E mi godo le ultime ore.
Ecco il mio regalo…
Ecco MAYA. Andrò a prenderla il 28 agosto, e già non vedo l’ora. E’ bellissima.
Un premio
Uno speciale tributo, un premio a chi con i propri amici sa essere sempre sincero. Non è cosa da tutti e più i giorni passano, più mi guardo intono, più me ne rendo conto.
Passano veloci i giorni di quest’estate impalpabile, evanescente, inafferrabile. Sarà che non ho ancora vissuto la vacanza, le ferie, il riposo, ma mi sembre che l’estate debba ancora iniziare e invece siamo già al 15 luglio.
Se mi guardo indietro, solo l’anno scorso, la mia vita era completamente diversa. Finiti gli esami relax e vacanza totale, senza pensieri, svegliarsi senza obbligo di alzarsi, pisoli, nanne, giri in bicicletta, gite in piscina e in montagna.
Totalmente diverse le prospettive, i sogni, le mete, gli scopi. Cosa c’era al di là del concludere gli esami nel miglior modo possibile?
Ma oggi, oggi è diverso. Mi spiace aver dato solo un esame ma capisco che non potevo fare di più, ho scelto di precorrere la strada di chi stabilmente lavora e studia, e ora mi ci vuole un attimo per rendermi conto che la mia unica occupazione non è più solo lo studio.
C’è altro, c’è la voglia di essere indipendente, di non dover dipendere dai miei genitori per le spese, piccole e grandi, che voglio sostenere. C’è l’orgoglio di aver potuto scegliere una vacanza molto costosa, ma non pesare su di loro per questo. C’è la serenità di non aver fretta di concludere l’università, perchè è una spesa che ormai grava unicamente su di me.
Bisogna arrivare a dei compromessi con se stessi, è l’unico modo, ma ne vale la pena.
Eccoci…
Eccoci qui, e definirla proprio vacanza mi sembra ancora un po’ innaturale. Ancora al lavoro, ancora con un po’ di esami davanti, anche se per questa sessione estiva allontaniamo il problema, e ci ripenseremo dopo. Dopo Israele, dopo il sonno, dopo l’alzarsi alla mattina e pensare “Oggi posso fare quello che mi va”.
E poi chissà cosa succederà, ci sono così tante cose in ballo.
Chissà se avrò passato il provino, se mi chiameranno per partecipare alle registrazioni e chissà se riuscirò, oltre ogni aspettativa, a portare a casa quei popo’ di soldini che mi farebbero arrivare a fine mese senza acqua alla gola, senza quel timore che da dentro ti dice “Cara mia, questo mese sei in rosso”.
Chissà cosa succederà quando arrievrà Maja, e chissà se arriverà prima delle vacanze o dopo, se vorrà dormire nel mio letto o no, così piccola e tigrata com’è. Chissà se con noi starà bene.
Chissà, chissà. Così tante domande, così poche risposte. Ma così tante speranze!!








